Niente voto unico. Solo 15 dei 55 indicatori hanno un obiettivo. Gli altri si leggono per tendenza, e per molti il Piano non dice se salire sia un bene.
Un indicatore senza dato non è verde. La terza colonna dice quanto lo stiamo misurando davvero. Sei dei vuoti li riempiranno i progetti 2, 3 e 6 del Piano d'azione, che però partono nel 2028.
Il Sito è fatto di sei componenti. La vista per componente mette in fila i segnali che le sintesi danno zona per zona.
DPSIR divide gli indicatori in pressioni, stato, impatti e risposte. Le risposte sono il lavoro di chi gestisce il Sito: il Piano d'azione le racconta progetto per progetto.
Atteso contro dichiarato. Il Piano chiede la «% di avanzamento dei singoli progetti» ma non dice come calcolarla. Proposta: il cronoprogramma dice quanto del progetto dovrebbe essere fatto oggi (la tacca nera), il responsabile dichiara quanto è fatto (la barra colorata). Lo scarto dà lo stato: fino a 10 punti sotto è in linea, fino a 30 in ritardo, oltre è critico.
I progetti continuativi non finiscono. Per i 6 progetti senza scadenza (archivi, ricerca, tavoli…) la domanda è un'altra: quest'anno c'è stata attività? Se no, il progetto è fermo.
Gli obiettivi numerici vanno fissati. Dei 92 indicatori dei progetti solo uno ha un obiettivo numerico (lavoro stagionale, 120 persone nel 2026). Il primo Tavolo dovrebbe fissare un obiettivo per gli altri: senza, la dichiarazione resta una stima del responsabile.
Il Piano si misura anche dall'alto. A pagina 201 elenca 14 indicatori complessivi. Sei si ottengono sommando gli indicatori dei progetti, due dal cronoprogramma, quattro chiedono un questionario annuale che oggi non esiste.